“Perché dovremmo creare un blog di psicologia?” Al nostro centro Il Pettirosso – psicologia e apprendimenti ci siamo interrogati a lungo su questa domanda. E questo ci ha portato a pensare. Ci siamo accorti immediatamente di un aspetto dell’esperienza che può sembrare scontato, ma che a noi affascina e che pensiamo non finisca mai di stupire. Non appena si pone una domanda, il pensiero inizia ad articolarsi intorno ad essa. Come se la domanda, inteso come un atto linguistico che esprime un pensiero in forma interrogativa, inizia ad agire nella nostra mente in quanto dotato di un forte potere attrattivo, inducendo uno scarto, una sorta di spazio vuoto, una interruzione di un’apparente continuità. Di fronte a questo effetto, che ci sembra ciascuno di noi mal sopporta, notiamo che nella mente si avvia un complesso insieme di fenomeni, per cui i pensieri si accostano e si susseguono in varie forme ponendosi in una certa posizione rispetto all’interrogativo, forse nel tentativo di ridurre il più possibile lo scarto che esso propone. Con questa breve illustrazione vorremmo proporre l’idea che ne basti una, di domanda, per far vacillare quelle (scarse) certezze di cui l’essere umano pare abbia necessità di munirsi per stare al mondo. E noi non possiamo esimerci dal partecipare a questo processo e dal fare esperienza di quello che comporta. Con il nostro inizio vorremmo tentare proprio di fare questo: proporre una domanda e sviluppare da essa un pensiero per vedere dove ci porta, consapevoli che quello che possiamo scoprire non è detto che sia una risposta. Per farlo, tenteremo di utilizzare un procedimento che consiste nell’analisi degli elementi di cui questo pensiero è formato e le modalità con cui questi elementi si legano tra loro. Ma cerchiamo di non perdere il filo del discorso, per l’appunto.
Dunque la domanda che vorremmo porre è la seguente: perché scrivere un blog di psicologia? Pensandoci, potremmo riformulare la domanda in questo modo: perché scrivere di psicologia su un blog? Vediamo dove ci porta l’analisi di questi elementi, senza farla troppo lunga. Come riportato in ogni blog, forum o sito di psicologia, il termine psicologia deriva dal greco psyché (“anima”, “mente”) e lógos (“discorso”, “studio”) e denota dunque il “discorso sull’anima” (Istituto dell’Enciclopedia Italiana, s.d.-b). Quello che qui ci interessa dell’etimologia della parola, non è tanto il termine “anima” quanto più il termine “discorso”. Potremmo avviare quindi la nostra riflessione intorno all’elemento del discorso, pensando che l’oggetto di questo blog sia dunque un discorso. Si ma, che genere di discorso? Il termine discorso deriva dal latino discursus, che indica l’atto del muoversi in più direzioni e, in senso figurato, il procedere del pensiero attraverso passaggi successivi; da questa accezione deriva il significato di espressione del pensiero mediante la parola, in una forma verbale organizzata e concatenata (Istituto dell’Enciclopedia Italiana, s.d.-a). Intendiamo dunque un discorso, cioè un pensiero espresso con parole, che ha per oggetto la sua stessa natura: come si è formato, come si articola, da dove viene e per quale motivo. Potremmo dire un discorso su quello che emerge dentro di noi, su ciò che in un certo senso ci abita e dinamicamente si avvicenda. Con questo ci sembra di scorgere nella nostra mente qualcosa che spinge alla sua espressione, che si trova dentro di noi e che tuttavia ci rimane nascosto.
La chiave di lettura, per fare anche un gioco di parole (e giocare non guasta mai), crediamo consista proprio nel far parlare ciò che alberga nella nostra mente. E nuovamente potremmo chiederci: parlare con chi?In teoria, un discorso prevede che ci sia qualcuno che dice delle cose e qualcuno che le ascolta. Escludendo per il momento la situazione in cui chi parla e chi ascolta sono la stessa persona, potremmo pensare che quello che ascolta è quindi un’altra persona, quindi un’altra mente, che accoglie il discorso di quella che parla. Vedremo da qualche altra parte, forse, come l’accogliere le parole di un’altra mente possa essere cosa assai ardua. Questa riflessione ci porta al secondo elemento della domanda prima posta: il blog. Qualcuno potrebbe suggerire di scendere in strada, metterci in cammino, fermare le persone che incrociamo e proporre loro di accogliere un discorso che vorremmo fare sulla mente, nostra e altrui. Andare fisicamente a cercare persone, interromperle in quello che stanno facendo, che sicuramente è più importante rispetto al mettersi ad ascoltare quello che abbiamo pensato di dire, con il rischio di suscitare in loro il desiderio di rivolgerci ingiurie di ogni tipo, non ci sembra una visione allettante. Dunque ci siamo chiesti come dotarci di un mezzo per esprimere il mezzo del discorso, cioè le parole, che fosse leggermente meno invasivo dello scenario prima ipotizzato e ci permettesse di farci ascoltare comunque (anche se alla fine si legge).
Ed ecco che il blog ci pare la soluzione migliore. Se avete dato uno sguardo – Il Pettirosso – psicologia e apprendimenti – il concetto di ‘spazio’, ci piace parecchio. E siccome un discorso della mente, sulla mente, se non limitato nello spazio (e magari anche nel tempo), rischia con buona probabilità di diventare uno sproloquio, sarà bene definire uno spazio adeguato, adatto a tutti coloro che abbiano voglia di farsi qualche domanda e vedere dove va il discorso nel tentativo di darsi delle risposte. Alla fine, anzi, all’inizio, l’essere umano ha sempre cercato qualcuno che fosse disponibile ad accogliere un discorso circa i propri turbamenti dell’anima, per ripescare l’altro termine dell’espressione di prima, anche solo riguardanti le difficoltà della vita di tutti i giorni. Pensiamo alle figure oracolari che hanno attraversato le varie forme di comunità umana: figure che venivano interpellate al fine di conoscere se stessi ed il nucleo delle proprie difficoltà (Giannakoulas & Fizzarotti Selvaggi, 2003). L’accesso a questa forma di conoscenza avveniva mediante l’esperienza dell’incontro con l’oracolo, il cui responso era dato generalmente in forma verbale (ad esempio in versi) e con carattere enigmatico, insaturo potremmo dire, cosicché l’ascoltatore avesse lo spazio per operare uno sforzo di decifrazione (Giannakoulas & Fizzarotti Selvaggi, 2003). Quello che ci interessa di questo esempio, per quanto allettante sia l’idea di potersi considerare oracoli, è lo scenario per cui anche sulle cose di tutti i giorni, quelle che accadono quasi automaticamente, che diamo spesso per scontato, si possono fare domande ed aprire spazi per svilupparne un discorso. È quindi con questo intento che abbiamo creato questo blog, sperando che diventi uno spazio dove le domande iniziano a fare un pò meno paura.
Istituto dell’Enciclopedia Italiana. (s.d.-a). Discorso. In Vocabolario Treccani. https://www.treccani.it/vocabolario/discorso/
Istituto dell’Enciclopedia Italiana. (s.d.). Psicologia. In Vocabolario Treccani. https://www.treccani.it/vocabolario/psicologia/
Giannakoulas, A., & Fizzarotti Selvaggi, S. (2003). Il counselling psicodinamico. Borla.

